Il terzo punto del Manifesto di Kiwifarm afferma:

Kiwifarm crede nel grande valore, anche economico, racchiuso nella creatività, nell'espressione individuale e nella crescita delle persone. Pertanto richiede ai propri membri di impegnarsi ad esprimere se stessi e di operare per agevolare l'espressione degli altri. L’organizzazione promuove la creatività, la crescita e l’espressione dell’unicità di ciascuno dei propri membri, istituendo spazi, dedicando attività e rimuovendo gli eventuali ostacoli, al fine di integrare il beneficio economico per l'organizzazione con la realizzazione dei singoli.

Nel 2015 invitai i miei soci alla première di “Giulia”: il cortometraggio gli piacque molto e ottenne in seguito 24 ammissioni a festival internazionali. Rifacendosi al Manifesto, con mia grande sorpresa mi proposero di finanziare il mio successivo lavoro.

Avevo una sceneggiatura pronta e ne stavo completando un'altra ma, come mi era già capitato, finii per girarne una terza, avendo la possibilità di sfruttare per un breve periodo una location estremamente particolare: un palazzo nobiliare quasi completamente spoglio; così in tre mesi organizzai il tutto e girai in un giorno e mezzo.

Poster di "In Breve" nella versione provvisoria con le ammissioni a giugno 2019

In Breve” l'avevo scritto pensandolo come un unico piano sequenza – al quale ovviamente mi ero affezionato moltissimo – ma, si sa, “life is what happens to you while you're busy making other plans” ed è quindi nato con un montaggio diverso ma in grado di guidare verso sentimenti molto simili a quelli della concezione originale.

L'ho sempre pensato come un cortometraggio in bilico tra il documentario sperimentale e il dramma muto ed ero sicuro avrebbe faticato moltissimo a raccogliere ammissioni nei concorsi, essendo così difficile da catalogare e rigorosamente lontano da temi più di moda. Nonostante queste caratteristiche, ha vinto al momento Miglior Regia e Miglior Suono al Westminster Film Festival e sta sommando altre ammissioni, pur avendo appena iniziato il suo cammino nella stagione dei festival.

Buona parte dei soci di Kiwifarm erano davanti o dietro l'obiettivo di questa fotografia

Al netto dei risultati, volevo raccontare un tema molto profondo – sul quale ho riflettuto intenzionalmente o meno studiandovi per un paio d'anni – e i modi appropriati per farlo con poco tempo e una disponibilità contenuta erano pochi e ci sono riuscito anche grazie a Kiwifarm, per i cui soci è stata anche un'occasione – volendo usare anglicismi alla moda – di “team building” e di “employer branding”: in termini più mediterranei, significa che tutti i soci hanno collaborato durante le riprese e la promozione del risultato e, direttamente con le proiezioni o indirettamente tramite racconti come questo, mostrerà al mondo quanto sia particolarmente positivo lavorare con noi, in un luogo nel quale vicendevolmente ci si sostiene nella ricerca della propria espressione per un superiore bene comune. 😃

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Fotogramma di copertina con Monica Martinelli e Cesare Scova