Perché l’IoT non è semplice come potrebbe sembrare.

L'IoT è una delle strade più percorse per l'evoluzione dei prodotti, ma i tre quarti dei progetti falliscono o non superano la fase di proof of concept. Qual è la ragione principale?

Perché l’IoT non è semplice come potrebbe sembrare.

L'Internet of Things è una delle direzioni di evoluzione dei prodotti più percorse negli ultimi anni in molti settori: produzione, logistica, sanità e agricoltura, per menzionarne solo alcuni. Molte aziende, in questo momento, stanno valutando l'implementazione di tecnologie IoT all'interno dei propri prodotti e processi.

Cosa dovrebbero sapere le aziende per prendere buone decisioni?

Un sondaggio condotto da Cisco nel 2017 rileva che i 3/4 dei progetti IoT falliscono, spesso non superando la fase di proof of concept. Qual è la ragione principale? Come spiegano gli oltre 1800 responsabili IT e decisori delle aziende interpellate, il rischio principale è sottovalutare la complessità della creazione di un prodotto IoT. Il 60% degli intervistati sottolinea infatti che le loro iniziative IoT si sono rivelate molto più difficili di quanto ci si aspettasse, presentando problemi di tempo di completamento, competenze interne limitate, qualità dei dati, integrazione tra i team e superamento del budget.

Ma perché l'IoT è più complicato del previsto?

Per la nostra esperienza, alcune complessità caratteristiche dell'IoT che si tendono a sottovalutare sono:

  1. le numerose componenti tecnologiche costituenti il sistema, da selezionare, progettare, sviluppare (HW dispositivo, SW dispositivo, tecnologie di comunicazione, server cloud, servizi cloud, analisi dati, interfacce utente);
  2. le problematiche di integrazione delle numerose componenti tra di loro;
  3. l’esigenza di robustezza, scalabilità/elasticità e generalità dell’infrastruttura cloud (e il suo conseguente costo di gestione) per sostenere il traffico spesso continuativo dei dispositivi, oltre a quello impulsivo degli utenti;
  4. il problema della sincronizzazione di informazioni e dati distribuiti tra dispositivi, server e interfacce utente (gestione delle code di comandi, limiti di connettività dei dispositivi, …);
  5. il costo di test complessi e laboriosi (ambienti HW di test, simulazione di multiformi condizioni di campo, stress test, penetration test);
  6. la necessità di gestire un ampio parco di dispositivi in campo, in particolare per il monitoring del loro funzionamento, gli interventi di manutenzione, l'aggiornamento remoto del SW e l'inevitabile evoluzione del HW (compatibilità tra versioni SW e HW dei dispositivi e del server);
  7. le specifiche problematiche di sicurezza informatica e protezione dell'IP legate alla presenza dei dispositivi in campo.

Ognuno dei punti precedenti rappresenta un rischio da considerare nelle fasi di pianificazione del progetto, ha concrete conseguenze sul disegno del sistema ed è un fattore di costo da considerare nel dimensionamento. Ognuno di essi è un potenziale fattore di fallimento del progetto, se viene trascurato.

Morale della favola

  • Diffidate di chi la fa troppo semplice. L’IoT vi metterà davanti a temi e problemi nuovi e sarà necessario superare non solo difficoltà tecnologiche, ma anche organizzative e di processo.
  • L'IoT non è una sfida da affrontare da soli. Il sondaggio di Cisco rileva che le organizzazioni di maggior successo integrano le proprie competenze interne con quelle di  esperti di IoT esterni, stabilendo solide partnership e coinvolgendoli in tutte le fasi del progetto.

In Kiwifarm, approfondiamo regolarmente le varie sfaccettature e sfide dei progetti IoT nel nostro blog: se siete interessati, potete leggere di più da qui.

Photo by Joshua Earle and Fabrizio Conti on Unsplash

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